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La cultura non gode buona fama nel linguaggio corrente; la scuola, poi, non ne parliamo. Quando qualcosa riesce incomprensibile, diciamo che è «algebra»; definiamo, con malcelato disprezzo, «poesia» le aspirazioni e le azioni che non procacciano utilità e ricchezza; sosteniamo, soprattutto se andavamo male a scuola, che « i primi della classe sono gli ultimi della vita ». Un quadro senza vita e uno scritto senza anima sono «compitini»; tutto ciò che è inutile e tedioso è «scolastico», tutto ciò che è lontano dalla vita è «libresco». Protesto contro i luoghi comuni d'ogni giorno, della lingua d'ogni giorno; protesto soprattutto contro la svalutazione del libro! |