• ERC autostart into a new instance of emacs

    Most of this blog is published into Italian but I think that sharing technical tips should be better done trying to write them into English.

    I’m a fun of emacs but I consider my self still a beginner. Every day I found new ways improve the my usage of this programmable editor.

    One of the problems I was experiencing was the mess from gnus, ERC and normal buffers. The only solution I found was to run a new instance of emacs but this solution rose a new problem: all instances run after the first complain for emacsserver already running and if I run the gnus instance as first instance all emacsclient will become its clients.

    I found the solution to this problem on Edward O’Connor’s blog. Edward use a new emacs for gnus and call a function to invoke gnus at startup and solved the problem with emacsserver, too.

    Based on his solution I wrote a function to run ERC:

    [cc lang=”lisp” tab_size=”2″]
    (add-to-list
    ‘command-switch-alist
    ‘(“erc” . (lambda (&rest ignore)
    ;; does not start emacs server
    (setq ted-server-emacs nil)
    (interactive)
    (setq frame-title-format ‘(“” “%b @ Emacs IRC” ))
    (call-interactively ‘erc-freenode)
    (sit-for 1)
    (call-interactively ‘erc-oftc)
    (sit-for 1)
    (call-interactively ‘erc-gnome)
    (sit-for 1)
    (call-interactively ‘erc-azzurra))))
    [/cc]

    As you can easily see ERC auto connects to some network.

    Please note that as per Edward O’Connor’s post ted-server-emacs is set to nil so no server is run if I use emacs for ERC only.

    This solution needs to be improved a little bit because all emacs instances still load all the configuration file even if they do not need them. My configuration is based on Alex Ott one so I have many files, perhaps some variables like the ted-server-emacs one can do the trick.



  • MOOC e corsi online: il mio punto di vista personalissimo

    Molti di voi sanno di sicuro che ho finito l’università quando avevo già iniziato a lavorare da alcuni anni, ma non ho mai finito di studiare, ho continuato a leggere libri di informatica per approffondire le mie conoscenze eppure mi sento sempre ignorante e quindi, appena posso, torno sui libri. Quando sono usciti i primi corsi online hanno subito attirato la mia attenzione e l’anno scorso ho provato a seguirne più di uno. Alla fine ne ho completato solo uno relativo a Internet e la sua storia e la maggioranza li ho abbandonati o perché dalle prime lezioni ho capito che non era quello che mi interessava oppure, più spesso, perché non sono riuscito a stare al passo con i compiti da fare. Cosa ho imparato da questi corsi? Un po’ di cose: la prima è che Alfonso Fuggetta ha ragione, i corsi online non possono sostituire i corsi all’università e i corsi in aula in generale; la seconda è che seguire un corso online è impegnativo e occorre molta più concentrazione per seguire le lezioni dal PC che seguirle un professore in aula; la terza è che, come nelle lezioni in aula, occorre studiare, studiare e studiare; la quartaè che il ritmo va seguito e quindi se non si fa gli studenti a tempo pieno bisogna seguire un solo corso; la quinta e ultima, se avete una famiglia tutti devono sapere che state seguendo un corso perché parte del vostro tempo libero sarà dedicato allo studio.
    In conclusione nel 2014 sicuramente serguirò qualche altro corso online e l’obiettivo e di completare tutti quelli che inizierò senza farmi prendere dalla foga di seguirne troppi.



  • LiMux – the IT evolution – An open source success story like never before | Joinup

    L’articolo è tutto da leggere per cui vi invito a seguire il link alla fine del testo che cito.
    La parte più importante per me è questa:
    Important lessons

    In their final report the LiMux project officials set out eight points that are crucial to a migration as large and unprecedented as the Munich case:

    • Political support is crucial. Without a person like Mayor Ude, and similar supporters at all levels of the administration, the whole process would have failed. The ability to stand up to lobbyists and handle conflicts without cancelling the project is vital. An interview showing Christian Ude’s commitment can be found here.
    • Migrating PCs and networks is an ongoing project, not a single step. Acknowledging that migration is a long process, not a “big bang”, has been another important lesson.
    • Staff are important. A migration project starts with the IT staff. Motivation is absolutely crucial for both IT staff and users, and needs care and organisation. People have to feel that the project is meant to improve and ease their daily work.
    • Respect all levels of organization. The LiMux project had recognized that leaders on all levels of organization were important for the whole project, because their positive role model would have a very strong impact on the motivation of the IT users before and during the migration.
    • In most cases, projects like these cannot be planned in advance. The first steps have to be to count, identify and structure the existing IT landscapes. One of the most important benefits for the city of Munich was the reorganisation of the IT structure. For the first time, the admins would know exactly by whom, where, when and why a programme was running – not as a matter of control, but for organisational and quality assurance purposes.
    • Beware of heterogeneous IT landscapes. They are far more complex in terms of both administration and migration.
    • Professional management of requirements, testing, releases and patches is fundamental.
    • Again: Only motivated staff can do this. Keeping staff motivated is a very important factor.

    LiMux – the IT evolution – An open source success story like never before | Joinup.



  • webtax, agendadigitale e povera Italia (da cronache di una nomadworker)

    Dopo aver letto un poco in giro ed essermi quindi formato un’idea penso che questo pezzo sia quello che più si avvicina al mio pensiero. In special modo sottolineerei il passaggio riguardo l’Irlanda.
    Secondo un mio ex collega irlandese in Irlanda ci sono solo: pecore, cavoli e birra, però a partire dagli anni 90 del vecchio secolo (andate a vedere dove venivano assemblati gli Apple europei e dove rispondeva l’help desk di Apple e di altre ditte USA) sono tutti andati la. E perché non da noi? Eppure ho un bel po’ di conoscenti che si sono trasferiti dall’Italia all’Irlanda e anche io, nel mio piccolo, sono stato chiamato a fare qualche colloquio per ditte che hanno sede da quelle parti.
    Gli OTT sono una spina nel fianco delle telco e quindi queste protestano, ma quando le telco si sono mangiate tutti gli ISP (che fornivano servizi sfruttando le infrastrutture di telecomunicazione tanto quanto) non hanno fiatato. Hanno aperto i loro portafogli (che allora erano pieni) e hanno pagato senza diffondere troppe notizie.
    Del resto che non siamo lungimiranti in politiche economiche lo dimostra il fatto che persa la leva della svalutazione della lira abbiamo perso quasi tutta la nostra capacità di esportazione. La speranza risiede nelle piccole startup ad alta tecnologia e/o alta capacità di innovazione in nicchie ma senza i servizi delle ditte internazionali che più o meno chiaramente sono l’obiettivo di queste nuove norme, nessun piccolo riesce a fars conoscere.

    PS: da un post mio pubblicato su Facebook a commento della condivisione dell’articolo citato.



  • logwatch su CentOS 6

    Sono settimane che tutti i giorni ricevo, da uno dei server dell’ufficio, un’email che laconicamente segnale che logwatch non è riuscito a partire a causa di un problema con la libreria pern Date::Manip. Io che di perl ci capisco quasi nulla ho cercato un po’ in rete, ho applicato tutte le soluzioni fantasiose che ho trovato in giro ma nessuna si è rivelata funzionante.
    Visto che non mi arrendo tanto facilmente stamattina ho deciso di andare a fondo sulla cosa è ho scoperto che per qualche ragione, ancora sconosciuta, nella directory /etc/cron.daily non c’era il classico bash script che, dopo aver impostato alcune variabili e verificato la configurazione, avvia logwatch (la parte perl) ma uno script perl. La cosa strana è che “rpm -qa | grep logwatch” riportava versione 7.3.6 mentre un rapido “diff -u /etc/cron.daily/01logwatch /usr/bin/logwatch” faceva venire fuori che lo script in /etc/cron.daily/01logwatch era un 7.3. Ho rimosso il pacchetto e l’ho reinstallato e tutto, almeno per ora, sembra funzionare. Vedremo stamattina se arriva la solita email con l’errore o il problema è risolto.



  • E la ripartenza avvenne

    Carissimi quattro lettori di questo piccolo blog nascosto in un’ansa della grande Rete dominata dai social network, voi sapete che, fatto salvo qualche post tecnico su Linux e dintorni, la maggioranza dei post sono dedicati alla mia ossessione sull’organizzazione del tempo, alle liste delle cose da fare e alla corsa.

    Oggi invece ho voglia di scrivere di altro di qualcosa di personale, di qualcosa di cui probabilmente non interessa nessuno ma che a me fa piacere scrivere.

    Prendendo spunto dal blog (abbandonato a quanto pare) di un’amica in cui lei diceva: Voglio il CTRL Z anche nella vita (per i non informatici sarebbe un modo per dire che vorrebbe poter annullare alcune cose e tornare indietro come non fosse mai stato fatto) io ho più volte scritto che avrei voluto fare reboot: spegnermi per poi riavviarmi.

    Perché sentivo il desiderio di ripartire? Perché sentivo la sensazione di essere arrivato alla fine, di non riuscire più ad andare avanti se non fermandomi e ripartendo da zero.

    L’ultimo anno, ma forse anche anno e mezzo è stato veramente stressante per vari motivi per lo più legati al lavoro e all’impossibilità di sfogare e riequilibrare il sovraccarico di pensieri con la corsa. Si sono monotono, ma il momento in cui faccio sport è l’unico in cui veramente mi rilasso, l’unico in cui lo sforzo fisico, il movimento diventa l’unica cosa a cui la testa pone attenzione. Un passo, il piede che poggia a terra partendo dal tallone, poi la pianta e quindi la punta che da slancio, solleva il mio corpo, un attimo di sospensione in aria e via l’altro piede che fa la stessa cosa, le ginocchia che si alzano per poter allungare la falcata, gli addominali impegnati nell’assistere le cosce e ad assecondare la respirazione, l’aria che entra ed esce dalla bocca, il ritmo cardiaco che aumenta fino ad arrivare al punto in cui il respiro diventa affannoso, i pensieri svaniscono nulla mi distrae dal cercare di mantenere il ritmo costante. Quando riuscirò a mettere la stessa concentrazione che metto nel correre nel lavoro allora avrò raggiunto il mio nirvana.

    Invano, nelle sere in cui arrivavo cotto dall’ufficio, cercavo di dedicare un po’ di tempo alle cose che mi piacciono, a Linux a Debian alla lettura, ai corsi online che tanto mi appassionano. Continuavo a scorrere email, siti web, RSS solo per il desiderio bulimico di riempirmi ma ormai ero a tappo, il mio cervello non ce la faceva più. Però rimanevo, come un’ameba sveglio davanti al PC e quindi mi alzavo ancora più stanco. Mi accorgevo che questo mio stato aveva un riflesso molto negativo sul lavoro, la mia produttività era ridotta. Arrivavo a casa stanco, ma spesso nelle 10 ore che avevo passato in ufficio in verità non avevo fatto nulla. Guardavo caratteri scorrere sul monitor e alla fine tutte le email della mailing list XY risultavano lette ma non le avevo lette.

    Ho deciso di dare un taglio alle mailing list, ho sospeso di leggere 10000 blog, ho smesso di seguire alcuni corsi online e mi sono concentrato solo su un corso. Non ho staccato tutto come avrei voluto ma ho ridotto la pressione, ora dopo qualche giorno di ferie, dopo aver finito il mio corso, mi sono reiscritto alle mailing list che mi interessano, ho aggiornato il PC (cambiando interfaccia grafica), ho letto molto e ora sono pronto per ripartire con la todo list svuotata e più energie di prima in attesa di una settimana di ferie offline a fine mese.