Archivio della categoria: tecnologia
Recuperato un Aver Aspire One 110L
Il disco SSD del mio buon vecchio Acer Aspire One 110L si è rotto molto tempo fa e fino a l’altro ieri per continuare a usarlo avevo installato Debian su una memoria USB da 8GB. Non che la soluzione non mi dispiacesse perché aveva un sapore molto geek e mi permetteva comunque di portare il netbook con me durante le ferie e usarlo per visualizzare le foto appena scattate, per leggere le email e per quelle cosette che si fanno quando si è in giro. Il file system sulla chiavetta si corrompe di frequente e quindi non ero soddisfatto della soluzione. A questo punto qualche settimana fa mi sono deciso ad ordinare un disco PATA ZIF da 1,8 pollici e un cavetto, ho cercato un po’ su Internet, ho smontato il portatile, ho rotto alcuni pezzettini di plastica interni, con il mio collega Mirko abbiamo messo un po’ di nastro biadesivo e ora ho un fantastico netbook con 30GB di spazio sfruttabile. Oggi ho installato Debian su LVM cifrato, awesome, emacs, mancano ancora alcune cose come conkeror, calibre, pidgin, gthumb, nm-applet, e la mia configurazione di emacs e il gioco è fatto.
Offlineimap
Just upgraded my Debian GNU/Linux, this upgraded offlineimap so I needed to modify my configuration (i.e. .offlineimaprc) adding the cert_fingerprint in the remote repository stanza.
This now looks like:
[cc lang="apache"]
[general]
metadata = ~/.offlineimap
accounts = gmail
socktimeout = 60
fsync = false
[mbnames]
enabled = yes
filename = ~/Mutt/muttrc.mailboxes
header = “mailboxes ”
peritem = “=/%(foldername)s”
sep = ‘/’
footer = “\n”
[Account gmail]
localrepository = Local-Gmail
remoterepository = Remote-Gmail
autorefresh = 20
quick = 10
expunge = no
[Repository Local-Gmail]
type = Maildir
localfolders = ~/Mail
sep = /
nametrans = lambda folder: re.sub(‘spam’, ‘[Google Mail]/Spam’,
re.sub(‘drafts’, ‘[Google Mail]/Drafts’,
re.sub(‘sent’, ‘[Google Mail]/Sent Mail’,
re.sub(‘flagged’, ‘[Google Mail]/Starred’,
re.sub(‘trash’, ‘[Google Mail]/Trash’,
re.sub(‘important’, ‘[Google Mail]/Important’,
re.sub(‘archive’, ‘[Google Mail]/All Mail’, folder)))))))
folderfilter = lambda foldername: foldername not in [ '[Google Mail]/Posta inviata’, ‘[Google Mail]/Trash’, ‘[Google Mail]/Cestino’, ‘[Google Mail]/Important’, ‘[Google Mail]/Importanti’, ‘[Google Mail]/Bozze’, ‘[Google Mail]/Spam’, ‘[Google Mail]/Drafts’, ‘[Google Mail]/Sent Mail’, ‘[Google Mail]/Trash’]
[Repository Remote-Gmail]
cert_fingerprint = f3043dd689a2e7dddfbef82703a6c65ea9b634c1
maxconnections = 5
type = Gmail
remoteuser = my_user@gmail.com
remotepass = my_password
realdelete = no
ssl = yes
folderfilter = lambda foldername: foldername not in ['[Google Mail]/All Mail’, ‘[Google Mail]/Important’, ‘[Google Mail]/Spam’, ‘[Google Mail]/Drafts’, ‘[Google Mail]/Trash’, ‘[Google Mail]/Sent Mail’ ]
nametrans = lambda folder: re.sub(‘.*Spam$’, ‘spam’,
re.sub(‘.*Drafts$’, ‘drafts’,
re.sub(‘.*Sent Mail$’, ‘sent’,
re.sub(‘.*Starred$’, ‘flagged’,
re.sub(‘.*Trash$’, ‘trash’,
re.sub(‘.*Important$’, ‘important’,
re.sub(‘.*All Mail$’, ‘archive’, folder)))))))
[/cc]
Promozione degli open data: purché di qualità – mondopen
Firefox e 187.it
Carissima Telecom Italia,
come molti tuoi clienti ho deciso di ricevere la bolletta online, io personalmente odio la carta e quindi mi piace l’idea che sia possibile archiviare tanti bei PDF sui miei dischi fissi invece che tanti fogli in faldoni polverosi.
Però, carissima Telecom Italia, ti faccio una domanda secca e precisa: hai mai provato ad accedere al tuo sito usando Firefox? Lo sai che secondo quanto riportato qui: http://www.w3schools.com/browsers/browsers_stats.asp è il browser più usato al mondo? Lo sai che quando, noi utenti di Firefox, facciamo click sul uno dei link da cui tu sostieni si possa scaricare il PDF della nostra bolletta non ci viene presentato un dialogo di salvataggio di un PDF ma a una finestra bianca da cui poi ci viene proposto di salvare uno stream che ha come estensione .asp? Lo sai che usando Firefox su Windows non appare neanche la finestra bianca e non si riesce a scaricare la bolletta? Lo sai che in pratica la bolletta è scaricabile senza fare i salti mortali, solo usando il browser che usa il 20% circa delle persone che accedono a Internet ma non quello usato dal 37%? In verità il tuo sito internet dovrebbe essere usabile, comunque, anche dal quel 2.4% di persone che usa Opera.
Quindi carissima Telecom Italia, ti suggerisco di investire alcuni dei soldi che ti paghiamo per fare qualche test in più sul tuo sito web e permettere a tutti, ma davvero tutti, i tuoi clienti di scaricare la propria bolletta in PDF.
Un saluto dal tuo Stefano (come mi chiama sempre, amichevolmente, la tua assistente virtuale)
È morto Dennis Ritchie
Ho appena appreso che è morto Dennis Ritchie e questo mi rattrista un po’. Sono sicuro che la notizia non farà lo stesso rumore della morte di Jobs ma anche che il mondo dell’informatica deve ancora di più a quest’uomo. Senza di lui Ken Thompson e Brian Kerninghan non avremmo molte delle applicazioni e dei sistemi operativi che usiamo abitualmente.
Grazie Dennis
UK: London hospital to deploy open source patient record system —
A me farebbe piacere leggere le stesse cose dette del nostro SSN. Ce la faremo mai?
According to Mr Aylward, open source might prove more suitable than commercial systems developed for the National Health Service (NHS), such as the care records programme. Instead of high costs – as ‘OpenEyes’ is free software and without licence fees – he believes that with improved efficiencies and the phasing out of paper notes, adopting the OS system could save several million pounds within three years.
One of the main goals Mr Aylward described is that of improved patient care. He explained that the patient information needed by a doctor can be stored in many different repositories, with some trusts being rumoured to have hundreds of different clinical systems in which data might be stored. He added that one of the key aims of ‘OpenEyes’ is to give the doctor access to all the data needed on one screen.
viaUK: London hospital to deploy open source patient record system —.
Linux Journal giornale digitale nel modo giusto
In questo periodo il numero di riviste e quotidiani che forniscono anche una versione digitale sta via via crescendo ma la maggioranza di questi si sta spostando verso applicazioni per tablet di casa Apple o per quelli dotati del sistema operativo di Google. Linux Journal invece ha fatto un passo in più oltre alle classiche succitate applicazioni ha fatto uscire la versione in PDF, l’applicazione per browser e persino la versione EPUB. Quest’ultima è quella che più mi ha fatto piacere vedere uscire. Oggi la sto provando, sul mio lettore Bookeen Cybook Orizon si legge benissimo anche la pubblicità si vede benissimo sul display bianco e nero. Questa cosa la evidenzio perché è la maggiore preoccupazione di tutte le riviste che pensano di poter mantenere la pubblicità solo mantenendo l’impaginazione fissa originale e quindi solo con il PDF.
Ora inizia il campionato vero | Webeconoscenza
Learning Unix – Miguel de Icaza
L’Information Technology cresce nel mondo ma non in Italia. Assinform chiede maggiore impegno alla politica
In Italia l’innovazione tecnologica continua purtroppo a rimanere un fenomeno troppo limitato e sottovalutato in ambito politico e nei circoli decisionali e, perciò, incapace di funzionare, come avviene nei principali paesi, da leva strategica di crescita e produttività delle imprese, di efficienza e razionalizzazione della spesa pubblica.
Per crescere, ha commentato Angelucci, bisogna valorizzare il ruolo dell’innovazione, puntando a utilizzare l’Ict come fattore di accelerazione dei processi di sviluppo e modernizzazione, così come indica l’Agenda digitale europea.
Lavoce.info – ARTICOLI – AMMINISTRAZIONE DIGITALE: NUOVE IDEE, VIZI ANTICHI
AMMINISTRAZIONE DIGITALE: NUOVE IDEE, VIZI ANTICHI
di Claudio Russo 04.03.2011
Il nuovo codice dell’amministrazione digitale approvato alla fine del 2010 rischia di replicare alcuni dei difetti tipici della nostra pubblica amministrazione: prescrizioni generiche e sanzioni aleatorie, assenza di standard e di incentivi nei confronti degli enti virtuosi, mancanza di una strategia di accompagnamento soprattutto verso i comuni minori. Peccato, perché il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenta sicuramente una opportunità per tutta la Pa e un traino per l’intero sistema paese.
Con il decreto legislativo 235/2010 il governo, alla fine dello scorso anno, ha dato il via libera al nuovo codice dell’amministrazione digitale (Cad). Secondo il ministero, la necessità di una nuova normativa – che segue e aggiorna il vecchio codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82) – deriva sia dall’evoluzione delle tecnologie informatiche sia dai contenuti della “riforma Brunetta” (decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150) e dai suoi principi ispiratori: meritocrazia, premialità, trasparenza e responsabilizzazione dei dirigenti nella Pa. Come spiegano dallo stesso ministero, “i cittadini e le imprese richiedono mezzi più snelli, rapidi e meno costosi per comunicare con le pubbliche amministrazioni”, senza dimenticare che “è necessario mettere a disposizione delle amministrazioni e dei pubblici dipendenti strumenti (soprattutto digitali) in grado di incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’intero sistema pubblico”. (1)
DALLA CARTA AL DIGITALE
Le intenzioni del nuovo codice sono del tutto condivisibili: le amministrazioni pubbliche – tutte – sono chiamate ad adeguarsi ai nuovi registri tecnologici rispettando indicazioni temporali precise. Vediamole: entro tre mesi le pubbliche amministrazioni dovranno utilizzare la posta elettronica certificata (Pec) o altre soluzioni tecnologiche per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna; entro quattro mesi, dovranno individuare un unico ufficio responsabile dell’attività Ict; entro sei mesi le Pa centrali pubblicheranno sui propri siti istituzionali i bandi di concorso; entro dodici mesi saranno emanate le regole tecniche che daranno piena validità alle copie cartacee e, soprattutto, a quelle digitali dei documenti informatici. Un passaggio dalla carta al digitale in pochissimi mesi, dunque. Tanto più che, una volta che il sistema sarà entrato a regime, le pubbliche amministrazioni non potranno richiedere l’uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati sui propri siti istituzionali e il cittadino fornirà loro i propri dati una sola volta attraverso gli strumenti informatici. Sarà poi compito delle amministrazioni in possesso dei dati assicurare, tramite convenzioni, l’accessibilità delle informazioni alle altre richiedenti.
Sicuro sarebbe il risparmio e particolarmente decisivo in un contesto di crisi globale e ristrettezze economiche. Per citare uno studiopubblicato dalla Regione Lombardia, una specifica analisi svolta su un comune campione di 35mila abitanti ha evidenziato una spesa annua per le comunicazioni verso la sola pubblica amministrazione di oltre 35mila euro, a fronte di una spesa stimata in 50 euro annui se queste comunicazioni fossero gestite a mezzo Pec. (2)Milioni di euro potrebbero essere investiti in altro modo.I LIMITI DEL NUOVO CODICE
Nell’elaborazione del nuovo documento, però, sembrano mancare alcuni elementi di importanza non secondaria: non è prevista alcuna autorità incaricata di controllare che i tempi e soprattutto i contenuti minimi previsti dalla legge vengano rispettati. E non è contemplata alcuna sanzione verso gli enti che non rispettino le prescrizioni del decreto. Limiti a cui il recente decreto legislativo, discusso dal Consiglio dei ministri il 21 gennaio 2011, non ha posto rimedio, scegliendo, anzi, di attenuare ulteriormente gli obblighi di accountability in capo ai dirigenti pubblici.
Che cosa accadrà se un comune, una provincia o un altro ente non rispetteranno le scadenze per le attività indicate nel Cad? In queste condizioni, è lecito dubitare che le intenzioni possano tradursi in risultati efficaci. Una sanzione avrebbe dato maggiori garanzie di un impegno serio nella direzione dell’innovazione. Meglio ancora sarebbe stata l’introduzione di un sistema di premi e incentivi per gli enti virtuosi.
In fondo, era già accaduto che prescrizioni come queste rimanessero lettera morta. Nel Cad si prevede che “le pubbliche amministrazioni utilizzeranno soltanto la posta elettronica certificata per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna ai soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo”. (3)L’espressione: “soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo” lascia però perplessi. Si tenga presente, infatti, che il nuovo Cad è posteriore al decreto del 29 novembre 2008, n. 185, che già da tempo aveva stabilito l’obbligo, per le società di capitali, per le società di persone e per i professionisti iscritti in albi o elenchi e per le pubbliche amministrazioni, di dotarsi di una casella di Pec. Che fine ha fatto questa previsione?
Il caso riportato rappresenta uno solo degli esempi che si potrebbero citare per sottolineare la ridondanza del nuovo codice. Scorrendone il testo, infatti, ci si imbatte nella ripetizione di indicazioni e scadenze già introdotte da decreti e norme precedenti, che si collocano temporalmente tra il vecchio e il nuovo codice, e di cui il caso della Pec costituisce solo una delle incongruenze riscontrabili. Un altro aspetto che non viene approfondito è l’individuazione di linee guida per tutti i soggetti citati nel Cad, definite come “regole tecniche”. Più che di “regole”, servirebbero indicazioni operative chiare e comuni in grado di orientare ciascun ente verso il conseguimento dei risultati fissati entro le scadenze indicate. Nella stessa esigenza di concretezza si colloca la necessità, elusa dal codice, di formalizzare una governance condivisa, che supporti, in modo particolare, i comuni più piccoli, al fine di ridurre il digitaldivide fra enti di diversa dimensione. Si tratta di un problema tutt’altro che trascurabile, soprattutto alla luce delle attuali ristrettezze della finanza locale, se si pensa che i comuni con meno di 5mila abitanti, quelli che solitamente vengono definiti come “piccoli”, sono 5.962, 1.091 dei quali nella sola Lombardia.
Si tratta di criticità importanti, all’interno di un documento che avrebbe potuto realmente consentire un giro di boa per la Pa italiana e l’intero sistema dei suoi stakeholder, ma che rischia invece, alla stregua dei documenti che l’hanno preceduto, di restare lettera morta, rendendo necessaria l’elaborazione, a distanza magari di pochi anni, di un nuova normativa in grado di traghettare la pubblica amministrazione verso un reale rinnovamento. Del resto, lo stesso Renato Brunetta, lo scorso 20 gennaio, a margine di un accordo tra il ministero e la Regione Emilia Romagna, aveva ammesso la necessità di apportare alcune correzioni al nuovo codice. A un mese dal suo varo.
(1)http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/Codice_amministrazione_digitale/Nuovo_CAD.ppt(2)http://www.semplificazione.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=DG_01%2FDetail&cid=1213388324692&packedargs=NoSlotForSitePlan%3Dtrue%26menu-to-render%3D1213388303470&pagename=DG_01Wrapper
(3)http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/Codice_amministrazione_digitale/Nuovo_CAD.ppt
Lavoce.info – ARTICOLI – AMMINISTRAZIONE DIGITALE: NUOVE IDEE, VIZI ANTICHI.
NGN, società della rete e rischi di rigurgito monopolistico delle telecomunicazioni
Terminali di telecomunicazione: una storia di ordinaria burocrazia – Wired.it
Quando leggo notizie come questa prima di tutto mi vergogno di essere italiano, poi mi viene un travaso di bile che non potete neanche lontanamente immaginare.
Nuovo portatile
Ok, molti lo sanno già perché è più di una settimana che mi bullo del mio nuovo portatile, però sono molto contento del mio nuovo HP ElithBook 8440p.
Sulla mia nuova bestia ho già installato Debian che va come un orologio svizzero, ho lasciato anche un piccolo spazio per Windows7 e grazie a VirtualBox la partizione Windows7 avvia in una bella macchina virtuale.
Appena avrò un po’ di tempo scriverò una pagina dedicata a questa macchinina e un bug report per riportare l’installazione in Debian. A onor del vero l’installazione non è stata facilissima con un primo reboot con mille righe verticali e nessun carattere visibile.
HP Deskjet D2660 e ubuntu 10.04 non proprio al primo colpo
Oggi abbiamo regalato una HP Deskjet D2660 a mia suocera. Appena ho collegato la stampante Ubuntu mi ha segnalato che la stampante era stata riconosciuta ed era pronta per l’uso. Bello contento ho provato a fare la stampa di prova. Nulla, nessun segnale dalla stampante. Apro le informazioni e non vedo nulla di anomalo, nell’URI c’è persino il numero seriale della stampante. Boh. Rimuovi, reinstalla, controlla, leggi il sito di hplip, cerca su google, riavvia con Windows, verifica se la maledetta stampante funziona davvero, alla fine leggendo qui https://bugs.launchpad.net/hplip/+bug/588081 ho trovato che bastava installa hplib-cups. Un’ora persa dietro a una scemenza. Uffa.
DBD::Oracle installation on Fedora 13
It took me half of my working day but at the end I succeded in installing DBD::Oracle Perl module on my Fedora 13, as I spent so much time to find the solution I think it’s worth to share my experience.
Become root and go on.
First of all download the following rpms from Oracle site and install them:
- oracle-instantclient-basic-10.2.0.4-1.x86_64.rpm
- oracle-instantclient-sqlplus-10.2.0.4-1.x86_64.rpm
- oracle-instantclient-devel-10.2.0.4-1.x86_64.rpm
Install compat-libstdc++-33 via:
yum install compat-libstdc++-33
Modify LD_LIBRARY_PATH and ORACLE_HOME using following commands:
export ORACLE_HOME=/usr/lib/oracle/10.2.0.4/client64/
export LD_LIBRARY_PATH=/usr/lib/oracle/10.2.0.4/client64/lib/
Then run cpan:
perl -MCPAN -e shell
and in it’s shell run the following commands:
install DBI
install YAML
get DBD::Oracle
make
quit
Look at the directory /root/.cpan/build/DBD-Oracle-1.24-xxxxx (mine was: /root/.cpan/build/DBD-Oracle-1.24-Ghl15e) in the output of make, this directory name is important for next step.
Go to the directory /root/.cpan/build/DBD-Oracle-1.24-xxxxx and issue the following commands:
make test
make install
make test will fail connecting to your Oracle server becouse the script use scott/tiger as login/password but if this fails it’s not a problem, go to next step to install.
If you have a RedHat EL4 you can go to: http://ftp.freshrpms.net/pub/freshrpms/redhat/testing/EL4/oracle/ to get your RPMs.
Il governo abbandona l’Open Source
Dire che è assurdo è dire poco.
Fedora
Oggi ho aggiornato il PC dell’uffico a Fedora 13, avendo poco spazio disco (pur usando Linux da parecchi anni ho nuovamente sbagliato a partizionare) ho optato per l’aggiornamento da DVD. Alla fine dell’aggiornamento da DVD mi sono trovato con ulteriori 500 e fischia pacchetti da aggiornare e un sacco di pacchetti marcati FC12 ancora sul sistema. Diciamo che globalmente questa procedura non mi è piaciuta. Non capisco perché ho dovuto rimuovere a mano e reinstallare cose tipo mono e monodevelop. Alla fine della giornata avevo la macchina con Fedora 13 con i driver nvidia liberi e gnome ridotto all’osso.
Una piccola nota su gnome 2.30 e l’uso di couchdb come DB per le applicazioni, ritengo questa scelta assurda, portarsi dietro la dipendenza da erlang per avere un DB mi sembra da matti. Scegliere un’altro DB NoSQL tipo mongoDB non sarebbe stato meglio? Cosa aveva di così orribile usare sqlite?
Riciclare
L’Associazione per le Libertà Informatiche e Digitali come molti altri gruppi che si occupano di software libero è sfrutta da tempo computer riciclati per la realizzazione di aule informatiche per le scuole ma il servizio di oggi di Strisci la notizia è un fantastico spot a tutto il mondo del trashware e attività correlate