• Category Archives tecnologia
  • MOOC e corsi online: il mio punto di vista personalissimo

    Molti di voi sanno di sicuro che ho finito l’università quando avevo già iniziato a lavorare da alcuni anni, ma non ho mai finito di studiare, ho continuato a leggere libri di informatica per approffondire le mie conoscenze eppure mi sento sempre ignorante e quindi, appena posso, torno sui libri. Quando sono usciti i primi corsi online hanno subito attirato la mia attenzione e l’anno scorso ho provato a seguirne più di uno. Alla fine ne ho completato solo uno relativo a Internet e la sua storia e la maggioranza li ho abbandonati o perché dalle prime lezioni ho capito che non era quello che mi interessava oppure, più spesso, perché non sono riuscito a stare al passo con i compiti da fare. Cosa ho imparato da questi corsi? Un po’ di cose: la prima è che Alfonso Fuggetta ha ragione, i corsi online non possono sostituire i corsi all’università e i corsi in aula in generale; la seconda è che seguire un corso online è impegnativo e occorre molta più concentrazione per seguire le lezioni dal PC che seguirle un professore in aula; la terza è che, come nelle lezioni in aula, occorre studiare, studiare e studiare; la quartaè che il ritmo va seguito e quindi se non si fa gli studenti a tempo pieno bisogna seguire un solo corso; la quinta e ultima, se avete una famiglia tutti devono sapere che state seguendo un corso perché parte del vostro tempo libero sarà dedicato allo studio.
    In conclusione nel 2014 sicuramente serguirò qualche altro corso online e l’obiettivo e di completare tutti quelli che inizierò senza farmi prendere dalla foga di seguirne troppi.



  • Caso Carfagna: il web non c’entra e le regole ci sono – Guido Scorza – Il Fatto Quotidiano

    Il vero pericolo – quello che dovrebbe spaventarci tutti per davvero – è che, qualcuno, a forza di sentire invocare nuove regole per il web, queste regole decida di scriverle sul serio e che, per mettere a tacere qualche idiota e qualche violento, finisca con il mettere un enorme cerotto sulla bocca dei quaranta milioni di italiani educati e pacifici che usano la Rete per comunicare, dialogare e confrontarsi.

    viaCaso Carfagna: il web non c’entra e le regole ci sono – Guido Scorza – Il Fatto Quotidiano.



  • Recuperato un Aver Aspire One 110L

    Il disco SSD del mio buon vecchio Acer Aspire One 110L si è rotto molto tempo fa e fino a l’altro ieri per continuare a usarlo avevo installato Debian su una memoria USB da 8GB. Non che la soluzione non mi dispiacesse perché aveva un sapore molto geek e mi permetteva comunque di portare il netbook con me durante le ferie e usarlo per visualizzare le foto appena scattate, per leggere le email e per quelle cosette che si fanno quando si è in giro. Il file system sulla chiavetta si corrompe di frequente e quindi non ero soddisfatto della soluzione. A questo punto qualche settimana fa mi sono deciso ad ordinare un disco PATA ZIF da 1,8 pollici e un cavetto, ho cercato un po’ su Internet, ho smontato il portatile, ho rotto alcuni pezzettini di plastica interni, con il mio collega Mirko abbiamo messo un po’ di nastro biadesivo e ora ho un fantastico netbook con 30GB di spazio sfruttabile. Oggi ho installato Debian su LVM cifrato, awesome, emacs, mancano ancora alcune cose come conkeror, calibre, pidgin, gthumb, nm-applet, e la mia configurazione di emacs e il gioco è fatto.



  • Offlineimap

    Just upgraded my Debian GNU/Linux, this upgraded offlineimap so I needed to modify my configuration (i.e. .offlineimaprc) adding the cert_fingerprint in the remote repository stanza.

    This now looks like:

    [general]
    metadata = ~/.offlineimap
    accounts = gmail

    socktimeout = 60
    fsync = false

    [mbnames]

    enabled = yes
    filename = ~/Mutt/muttrc.mailboxes
    header = "mailboxes "
    peritem = "=/%(foldername)s"
    sep = '/'
    footer = "\n"

    [Account gmail]
    localrepository = Local-Gmail
    remoterepository = Remote-Gmail

    autorefresh = 20
    quick = 10
    expunge = no

    [Repository Local-Gmail]

    type = Maildir
    localfolders = ~/Mail
    sep = /

    nametrans = lambda folder: re.sub('spam', '[Google Mail]/Spam',
                               re.sub('drafts', '[Google Mail]/Drafts',
                               re.sub('sent', '[Google Mail]/Sent Mail',
                               re.sub('flagged', '[Google Mail]/Starred',
                               re.sub('trash', '[Google Mail]/Trash',
                               re.sub('important', '[Google Mail]/Important',
                               re.sub('archive', '[Google Mail]/All Mail', folder)))))))

    folderfilter = lambda foldername: foldername not in [ '[Google Mail]/Posta inviata', '[Google Mail]/Trash', '[Google Mail]/Cestino', '[Google Mail]/Important', '[Google Mail]/Importanti', '[Google Mail]/Bozze', '[Google Mail]/Spam', '[Google Mail]/Drafts', '[Google Mail]/Sent Mail', '[Google Mail]/Trash']

    [Repository Remote-Gmail]

    cert_fingerprint = f3043dd689a2e7dddfbef82703a6c65ea9b634c1
    maxconnections = 5
    type = Gmail
    remoteuser = my_user@gmail.com
    remotepass = my_password
    realdelete = no
    ssl = yes
    folderfilter = lambda foldername: foldername not in ['[Google Mail]/All Mail', '[Google Mail]/Important', '[Google Mail]/Spam', '[Google Mail]/Drafts', '[Google Mail]/Trash', '[Google Mail]/Sent Mail' ]
    nametrans = lambda folder: re.sub('.*Spam$', 'spam',
                               re.sub('.*Drafts$', 'drafts',
                               re.sub('.*Sent Mail$', 'sent',
                               re.sub('.*Starred$', 'flagged',
                               re.sub('.*Trash$', 'trash',
                               re.sub('.*Important$', 'important',
                               re.sub('.*All Mail$', 'archive', folder)))))))


  • Firefox e 187.it

    Carissima Telecom Italia,
    come molti tuoi clienti ho deciso di ricevere la bolletta online, io personalmente odio la carta e quindi mi piace l’idea che sia possibile archiviare tanti bei PDF sui miei dischi fissi invece che tanti fogli in faldoni polverosi.

    Però, carissima Telecom Italia, ti faccio una domanda secca e precisa: hai mai provato ad accedere al tuo sito usando Firefox? Lo sai che secondo quanto riportato qui: http://www.w3schools.com/browsers/browsers_stats.asp è il browser più usato al mondo? Lo sai che quando, noi utenti di Firefox, facciamo click sul uno dei link da cui tu sostieni si possa scaricare il PDF della nostra bolletta non ci viene presentato un dialogo di salvataggio di un PDF ma a una finestra bianca da cui poi ci viene proposto di salvare uno stream che ha come estensione .asp? Lo sai che usando Firefox su Windows non appare neanche la finestra bianca e non si riesce a scaricare la bolletta? Lo sai che in pratica la bolletta è scaricabile senza fare i salti mortali, solo usando il browser che usa il 20% circa delle persone che accedono a Internet ma non quello usato dal 37%? In verità il tuo sito internet dovrebbe essere usabile, comunque, anche dal quel 2.4% di persone che usa Opera.

    Quindi carissima Telecom Italia, ti suggerisco di investire alcuni dei soldi che ti paghiamo per fare qualche test in più sul tuo sito web e permettere a tutti, ma davvero tutti, i tuoi clienti di scaricare la propria bolletta in PDF.

    Un saluto dal tuo Stefano (come mi chiama sempre, amichevolmente, la tua assistente virtuale)



  • È morto Dennis Ritchie

    Ho appena appreso che è morto Dennis Ritchie e questo mi rattrista un po’. Sono sicuro che la notizia non farà lo stesso rumore della morte di Jobs ma anche che il mondo dell’informatica deve ancora di più a quest’uomo. Senza di lui Ken Thompson e Brian Kerninghan non avremmo molte delle applicazioni e dei sistemi operativi che usiamo abitualmente.

    Grazie Dennis



  • UK: London hospital to deploy open source patient record system —

    A me farebbe piacere leggere le stesse cose dette del nostro SSN. Ce la faremo mai?

    According to Mr Aylward, open source might prove more suitable than commercial systems developed for the National Health Service (NHS), such as the care records programme. Instead of high costs – as ‘OpenEyes’ is free software and without licence fees – he believes that with improved efficiencies and the phasing out of paper notes, adopting the OS system could save several million pounds within three years.

    One of the main goals Mr Aylward described is that of improved patient care. He explained that the patient information needed by a doctor can be stored in many different repositories, with some trusts being rumoured to have hundreds of different clinical systems in which data might be stored. He added that one of the key aims of ‘OpenEyes’ is to give the doctor access to all the data needed on one screen. 

    viaUK: London hospital to deploy open source patient record system —.



  • Linux Journal giornale digitale nel modo giusto

    In questo periodo il numero di riviste e quotidiani che forniscono anche una versione digitale sta via via crescendo ma la maggioranza di questi si sta spostando verso applicazioni per tablet di casa Apple o per quelli dotati del sistema operativo di Google. Linux Journal invece ha fatto un passo in più oltre alle classiche succitate applicazioni ha fatto uscire la versione in PDF, l’applicazione per browser e persino la versione EPUB. Quest’ultima è quella che più mi ha fatto piacere vedere uscire. Oggi la sto provando, sul mio lettore Bookeen Cybook Orizon si legge benissimo anche la pubblicità si vede benissimo sul display bianco e nero. Questa cosa la evidenzio perché è la maggiore preoccupazione di tutte le riviste che pensano di poter mantenere la pubblicità solo mantenendo l’impaginazione fissa originale e quindi solo con il PDF.



  • L’Information Technology cresce nel mondo ma non in Italia. Assinform chiede maggiore impegno alla politica

    In Italia l’innovazione tecnologica continua purtroppo a rimanere un fenomeno troppo limitato e sottovalutato in ambito politico e nei circoli decisionali e, perciò, incapace di funzionare, come avviene nei principali paesi, da leva strategica di crescita e produttività delle imprese, di efficienza e razionalizzazione della spesa pubblica.

    Per crescere, ha commentato Angelucci, bisogna valorizzare il ruolo dell’innovazione, puntando a utilizzare l’Ict come fattore di accelerazione dei processi di sviluppo e modernizzazione, così come indica l’Agenda digitale europea.

    viaL’Information Technology cresce nel mondo ma non in Italia. Assinform chiede maggiore impegno alla politica.



  • Lavoce.info – ARTICOLI – AMMINISTRAZIONE DIGITALE: NUOVE IDEE, VIZI ANTICHI

    AMMINISTRAZIONE DIGITALE: NUOVE IDEE, VIZI ANTICHI

    di Claudio Russo 04.03.2011

    Il nuovo codice dell’amministrazione digitale approvato alla fine del 2010 rischia di replicare alcuni dei difetti tipici della nostra pubblica amministrazione: prescrizioni generiche e sanzioni aleatorie, assenza di standard e di incentivi nei confronti degli enti virtuosi, mancanza di una strategia di accompagnamento soprattutto verso i comuni minori. Peccato, perché il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenta sicuramente una opportunità per tutta la Pa e un traino per l’intero sistema paese.

    Con il decreto legislativo 235/2010 il governo, alla fine dello scorso anno, ha dato il via libera al nuovo codice dell’amministrazione digitale (Cad). Secondo il ministero, la necessità di una nuova normativa – che segue e aggiorna il vecchio codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82) – deriva sia dall’evoluzione delle tecnologie informatiche sia dai contenuti della “riforma Brunetta” (decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150) e dai suoi principi ispiratori: meritocrazia, premialità, trasparenza e responsabilizzazione dei dirigenti nella Pa. Come spiegano dallo stesso ministero, “i cittadini e le imprese richiedono mezzi più snelli, rapidi e meno costosi per comunicare con le pubbliche amministrazioni”, senza dimenticare che “è necessario mettere a disposizione delle amministrazioni e dei pubblici dipendenti strumenti (soprattutto digitali) in grado di incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’intero sistema pubblico”. (1)

    DALLA CARTA AL DIGITALE

    Le intenzioni del nuovo codice sono del tutto condivisibili: le amministrazioni pubbliche – tutte – sono chiamate ad adeguarsi ai nuovi registri tecnologici rispettando indicazioni temporali precise. Vediamole: entro tre mesi le pubbliche amministrazioni dovranno utilizzare la posta elettronica certificata (Pec) o altre soluzioni tecnologiche per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna; entro quattro mesi, dovranno individuare un unico ufficio responsabile dell’attività Ict; entro sei mesi le Pa centrali pubblicheranno sui propri siti istituzionali i bandi di concorso; entro dodici mesi saranno emanate le regole tecniche che daranno piena validità alle copie cartacee e, soprattutto, a quelle digitali dei documenti informatici. Un passaggio dalla carta al digitale in pochissimi mesi, dunque. Tanto più che, una volta che il sistema sarà entrato a regime, le pubbliche amministrazioni non potranno richiedere l’uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati sui propri siti istituzionali e il cittadino fornirà loro i propri dati una sola volta attraverso gli strumenti informatici. Sarà poi compito delle amministrazioni in possesso dei dati assicurare, tramite convenzioni, l’accessibilità delle informazioni alle altre richiedenti.
    Sicuro sarebbe il risparmio e particolarmente decisivo in un contesto di crisi globale e ristrettezze economiche. Per citare uno studiopubblicato dalla Regione Lombardia, una specifica analisi svolta su un comune campione di 35mila abitanti ha evidenziato una spesa annua per le comunicazioni verso la sola pubblica amministrazione di oltre 35mila euro, a fronte di una spesa stimata in 50 euro annui se queste comunicazioni fossero gestite a mezzo Pec. (2)Milioni di euro potrebbero essere investiti in altro modo.

    I LIMITI DEL NUOVO CODICE

    Nell’elaborazione del nuovo documento, però, sembrano mancare alcuni elementi di importanza non secondaria: non è prevista alcuna autorità incaricata di controllare che i tempi e soprattutto i contenuti minimi previsti dalla legge vengano rispettati. E non è contemplata alcuna sanzione verso gli enti che non rispettino le prescrizioni del decreto. Limiti a cui il recente decreto legislativo, discusso dal Consiglio dei ministri il 21 gennaio 2011, non ha posto rimedio, scegliendo, anzi, di attenuare ulteriormente gli obblighi di accountability in capo ai dirigenti pubblici.
    Che cosa accadrà se un comune, una provincia o un altro ente non rispetteranno le scadenze per le attività indicate nel Cad? In queste condizioni, è lecito dubitare che le intenzioni possano tradursi in risultati efficaci. Una sanzione avrebbe dato maggiori garanzie di un impegno serio nella direzione dell’innovazione. Meglio ancora sarebbe stata l’introduzione di un sistema di premi e incentivi per gli enti virtuosi.
    In fondo, era già accaduto che prescrizioni come queste rimanessero lettera morta. Nel Cad si prevede che “le pubbliche amministrazioni utilizzeranno soltanto la posta elettronica certificata per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna ai soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo”. (3)L’espressione: “soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo” lascia però perplessi. Si tenga presente, infatti, che il nuovo Cad è posteriore al decreto del 29 novembre 2008, n. 185, che già da tempo aveva stabilito l’obbligo, per le società di capitali, per le società di persone e per i professionisti iscritti in albi o elenchi e per le pubbliche amministrazioni, di dotarsi di una casella di Pec. Che fine ha fatto questa previsione?
    Il caso riportato rappresenta uno solo degli esempi che si potrebbero citare per sottolineare la ridondanza del nuovo codice. Scorrendone il testo, infatti, ci si imbatte nella ripetizione di indicazioni e scadenze già introdotte da decreti e norme precedenti, che si collocano temporalmente tra il vecchio e il nuovo codice, e di cui il caso della Pec costituisce solo una delle incongruenze riscontrabili. Un altro aspetto che non viene approfondito è l’individuazione di linee guida per tutti i soggetti citati nel Cad, definite come “regole tecniche”. Più che di “regole”, servirebbero indicazioni operative chiare e comuni in grado di orientare ciascun ente verso il conseguimento dei risultati fissati entro le scadenze indicate. Nella stessa esigenza di concretezza si colloca la necessità, elusa dal codice, di formalizzare una governance condivisa, che supporti, in modo particolare, i comuni più piccoli, al fine di ridurre il digitaldivide fra enti di diversa dimensione. Si tratta di un problema tutt’altro che trascurabile, soprattutto alla luce delle attuali ristrettezze della finanza locale, se si pensa che i comuni con meno di 5mila abitanti, quelli che solitamente vengono definiti come “piccoli”, sono 5.962, 1.091 dei quali nella sola Lombardia.
    Si tratta di criticità importanti, all’interno di un documento che avrebbe potuto realmente consentire un giro di boa per la Pa italiana e l’intero sistema dei suoi stakeholder, ma che rischia invece, alla stregua dei documenti che l’hanno preceduto, di restare lettera morta, rendendo necessaria l’elaborazione, a distanza magari di pochi anni, di un nuova normativa in grado di traghettare la pubblica amministrazione verso un reale rinnovamento. Del resto, lo stesso Renato Brunetta, lo scorso 20 gennaio, a margine di un accordo tra il ministero e la Regione Emilia Romagna, aveva ammesso la necessità di apportare alcune correzioni al nuovo codice. A un mese dal suo varo.
    (1)http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/Codice_amministrazione_digitale/Nuovo_CAD.ppt

    (2)http://www.semplificazione.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=DG_01%2FDetail&cid=1213388324692&packedargs=NoSlotForSitePlan%3Dtrue%26menu-to-render%3D1213388303470&pagename=DG_01Wrapper

    (3)http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/Codice_amministrazione_digitale/Nuovo_CAD.ppt

     

    Lavoce.info – ARTICOLI – AMMINISTRAZIONE DIGITALE: NUOVE IDEE, VIZI ANTICHI.



  • Nuovo portatile

    Ok, molti lo sanno già perché è più di una settimana che mi bullo del mio nuovo portatile, però sono molto contento del mio nuovo HP ElithBook 8440p.
    Sulla mia nuova bestia ho già installato Debian che va come un orologio svizzero, ho lasciato anche un piccolo spazio per Windows7 e grazie a VirtualBox la partizione Windows7 avvia in una bella macchina virtuale.
    Appena avrò un po’ di tempo scriverò una pagina dedicata a questa macchinina e un bug report per riportare l’installazione in Debian. A onor del vero l’installazione non è stata facilissima con un primo reboot con mille righe verticali e nessun carattere visibile.



  • HP Deskjet D2660 e ubuntu 10.04 non proprio al primo colpo

    Oggi abbiamo regalato una HP Deskjet D2660 a mia suocera. Appena ho collegato la stampante Ubuntu mi ha segnalato che la stampante era stata riconosciuta ed era pronta per l’uso. Bello contento ho provato a fare la stampa di prova. Nulla, nessun segnale dalla stampante. Apro le informazioni e non vedo nulla di anomalo, nell’URI c’è persino il numero seriale della stampante. Boh. Rimuovi, reinstalla, controlla, leggi il sito di hplip, cerca su google, riavvia con Windows, verifica se la maledetta stampante funziona davvero, alla fine leggendo qui https://bugs.launchpad.net/hplip/+bug/588081 ho trovato che bastava installa hplib-cups. Un’ora persa dietro a una scemenza. Uffa.



  • DBD::Oracle installation on Fedora 13

    It took me half of my working day but at the end I succeded in installing DBD::Oracle Perl module on my Fedora 13, as I spent so much time to find the solution I think it’s worth to share my experience.
    Become root and go on.

    First of all download the following rpms from Oracle site and install them:

    1. oracle-instantclient-basic-10.2.0.4-1.x86_64.rpm
    2. oracle-instantclient-sqlplus-10.2.0.4-1.x86_64.rpm
    3. oracle-instantclient-devel-10.2.0.4-1.x86_64.rpm

    Install compat-libstdc++-33 via:

    yum install compat-libstdc++-33

    Modify LD_LIBRARY_PATH and ORACLE_HOME using following commands:

    export ORACLE_HOME=/usr/lib/oracle/10.2.0.4/client64/
    export LD_LIBRARY_PATH=/usr/lib/oracle/10.2.0.4/client64/lib/

    Then run cpan:

    perl -MCPAN -e shell

    and in it’s shell run the following commands:

    install DBI
    install YAML
    get DBD::Oracle
    make
    quit

    Look at the directory /root/.cpan/build/DBD-Oracle-1.24-xxxxx (mine was: /root/.cpan/build/DBD-Oracle-1.24-Ghl15e) in the output of make, this directory name is important for next step.

    Go to the directory /root/.cpan/build/DBD-Oracle-1.24-xxxxx and issue the following commands:

    make test
    make install
    make test

    will fail connecting to your Oracle server becouse the script use scott/tiger as login/password but if this fails it’s not a problem, go to next step to install.

    If you have a RedHat EL4 you can go to: http://ftp.freshrpms.net/pub/freshrpms/redhat/testing/EL4/oracle/ to get your RPMs.