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  • Caso Carfagna: il web non c’entra e le regole ci sono – Guido Scorza – Il Fatto Quotidiano

    Il vero pericolo – quello che dovrebbe spaventarci tutti per davvero – è che, qualcuno, a forza di sentire invocare nuove regole per il web, queste regole decida di scriverle sul serio e che, per mettere a tacere qualche idiota e qualche violento, finisca con il mettere un enorme cerotto sulla bocca dei quaranta milioni di italiani educati e pacifici che usano la Rete per comunicare, dialogare e confrontarsi.

    viaCaso Carfagna: il web non c’entra e le regole ci sono – Guido Scorza – Il Fatto Quotidiano.



  • 25 Aprile

    Una volta ti ricordavi che era aprile quando la città veniva riempita di questi manifesti:

    ora ci sono le elezioni a farla da padrone.

    Oggi mentre ripassavo la storia, cose che dovremmo fare tutti, ho trovato il testo della resa dei tedeschi, lo riporto qui:

    Testo dell’atto di resa delle forze tedesche a Genova:
    “In Genova il giorno 25 aprile 1945 alle ore 19:30, tra il sig. Generale Meinhold, quale Comandante delle Forze Armate Germaniche del settore Meinhold, assistito dal Capitano Asmus, Capo di Stato Maggiore, da una parte; il Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria, sig. Remo Scappini, assistito dall’avv. Errico Martino e dott. Giovanni Savoretti, membri del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria e dal Maggiore Mauro Aloni, Comandante della Piazza di Genova, dall’altra; è stato convenuto:

    Tutte le Forze Armate Germaniche di terra e di mare alle dipendenze del sig. Generale Meinhold SI ARRENDANO alle Forze Armate del Corpo Volontari della Libertà alle dipendenze del Comando Militare per la Liguria;
    la resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi;
    il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si impegna ad usare ai prigionieri il trattamento secondo le leggi internazionali, con particolare riguardo alla loro proprietà personale e alle condizioni di internamento;
    il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si riserva di consegnare i prigionieri al Comando Alleato anglo-Americano operante in Italia.

    Documento in quattro esemplari di cui due in italiano e due in tedesco

    Fonte: Wikipedia

    Stavo chiudendo varie schede di firefox ed è spuntata la pagina dell’ANPI di Marassi, da leggere.



  • Smart city, una piccola proposta

    Ultimamente si parla parecchio di smart city, di città intelligenti. Ogni persona che ho sentito parlare di questo argomento ne da una sua interpretazione, a Genova il Comune ci ha dedicato un convegno, e sono venute fuori molte cose diverse. Io condivido l’idea che la città intelligente è soprattutto quella in cui i cittadini riescono a fruire rapidamente dei servizi che facilitano la loro vita quindi ben vengano tutti i nuovi possibili modi di interazione tra Pubblica Amministrazione e cittadinanza ma, quando parliamo di queste cose diamo per scontate alcune cose:

    1. la disponibilità di servizi via Internet
    2. la facilità di accesso dei cittadini agli stesso
    3. la formazione di cittadini digitali

    La terza è quella che più mi sta a cuore e allora propongo, nel mio piccolo, una cosa che secondo me è semplice: le pubbliche amministrazioni che posseggono gli edifici scolastici (comuni, province e regioni) forniscano alle scuole oltre al mero edificio una connessione ad Internet di buona qualità, proporzionata alle necessità delle scuole e dispongano nelle aule e negli uffici amministrativi della scuola stessa una rete fatta a norma e con criterio. Se iniziamo a fare scuole intelligenti possiamo sperare in cittadini che richiedano servizi intelligenti alle pubbliche amministrazioni e quindi in modo naturale avremo città intelligenti.



  • FCC to Revamp Phone Subsidy to Spur Expanded Internet Access – Businessweek

    Tanto per dare un’idea di quanto siamo indietro noi che continuiamo a parlare di ponte sullo stretto di Messina (oggi ho visto un servizio in un TG). Ecco le cose che contano per stimolare la crescita e l’innovazione: linee di telecomunicazione.

    The agency also plans to revise the fees that smaller regional carriers receive to connect calls, he said.“Broadband has gone from being a luxury to a necessity for full participation in our economy and society,” Genachowski said. “If we want the United States to be the world’s leading market” for innovation, “we need to embrace the essential goal of universal broadband, and reform outdated programs.”

    “The costs of this broadband gap are measured in jobs not created, existing job openings not filled, and our nation’s competitiveness not advanced,” Genachowski said today. The proposals will be brought before the agency’s four commissioners at an Oct. 27 FCC meeting.

    Oggi leggevo da qualche altra parte che il ministro Romani non è riuscito a mettere assieme i “telefonici” e che Metroweb ha detto che cablerà le città.

    L’intero articolo è qui:

    viaFCC to Revamp Phone Subsidy to Spur Expanded Internet Access – Businessweek.

    PS: ho letto questo articolo perché l’ho trovato in qualche twit ma non ricordo di chi fosse chiedo scusa per non poter citare chi è stata la fonte di ispirazione



  • Il punto di equilibrio

    Interessante il post di Luca De Biase che partendo dal paradosso della scelta finisce così:

    La ricerca dell’equilibrio è una strada molto più complicata.

    Scuola, conoscenza, pacatezza, costruiscono libertà e felicità. Chiunque presenti tutto questo come una rinuncia e ne parli come una perdita di tempo è un aspirante dittatore.

    Per come l’abbiamo conosciuta finora, la televisione è un medium che alimenta le aspettative all’infinito, spinge a considerare il consumo come un elemento di soddisfazione illimitata, raccoglie molta audience quando diffonde la paura, fa credere che si possa scegliere tra tante cose e in realtà chiede semplicemente di continuare a guardare la tv.

    La ricerca dell’equilibrio passa da media apparentemente più complicati, come quelli che si sviluppano con internet.

    Internet non garantisce l’equilibrio. Anche perché il suo primo effetto è di aumentare la scelta, con il paradosso di Schwartz. Ma crea condizioni meno favorevoli al pensiero unico che fingendo di alimentare la scelta in realtà aumenta la dipendenza.

    L’equilibrio non lo daranno i media. Lo troveremo noi.

    Il problema della ricerca dell’equilibrio nelle scelte politiche è però che l’accesso a media più complicati è tutt’ora, troppo spesso, osteggiato dall’attuale classe politica che per lo più usa la rete solo ed esclusivamente come amplificatore delle presenze televisive che sono quelle che contano e si occupa di rete solo quando pensa a un nuovo modo per restringere la libertà di espressione su questo medium che poco conosce e quindi che fa paura.

    Noi siamo qui a parlare di queste cose, facendo trackback, collegandoci l’uno all’altro ma quanti connazionali usano la rete per prendere decisioni politiche?



  • Banda larga

    Bell’idea di Metroweb, ma quanto è veramente replicabile? Certo chi mi legge penserà che sono sempre pronto a criticare ma sinceramente ho letto fiumi di parole sulle reti di nuova generazione che ormai sono molto scettico. Fastweb Mediterranea (ora nuovamente solo Fastweb) ci ha raccontato che avrebbe cablato tutta Genova in fibra ottica e invece siamo ancora qui con le nostre SHDSL e ADSL.

    Io spero che questa di MetroWeb non finisca nelle mille promesse, non vedo l’ora di poter attaccare la mia retina di casa a una fibra. Per ora l’alternativa a all’ADSL qui è EOLO.

    Con singolare tempismo, morto un piano ne nasce un altro. A Capri, prende la parola anche Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i (sigla che sta per Fondi italiani per Infrastrutture). Una corazzata finanziaria. La F2i ha in pancia un gioiellino: si chiama Metroweb ed è la società proprietaria di una rete di cavi lunga 7.000 chilometri tra Milano e la Lombardia. Cavi tutti in fibra ottica di quelli che assicurano alle famiglie connessioni Internet degne di un Paese civile. Dice Gamberale: "Possiamo replicare in tutta Italia quello che abbiamo già fatto, e bene, a Milano e in Lombardia". La rete ultra veloce, insomma, "la facciamo noi". Vito Gamberale assicura che tutte le società di telecomunicazioni saranno coinvolte nel progetto, mentre lo Stato verrebbe frenato nel tentativo di realizzare una "rete pubblica" come poteva andare di moda 20 anni fa.

    viaBanda larga, affondo di Metroweb “La rete ultraveloce la facciamo noi” – Repubblica.it.



  • Politici senza vergogna

    Questo articolo lo ha linkato mio fratello su Facebook, io l’ho marcato tra le cose da rileggere, lo trovo pazzesco, semplicemente pazzesco. UN politico senza vergogna.

    (AGENPARL) – Roma, 05 ott – “La cultura della legalità, come il coraggio, c’è o non c’è – così l’On. Pierfelice Zazzera (IDV) risponde alle dichiarazioni del Sindaco di Barletta, Nicola Maffei, sul lavoro nero – le parole del sindaco che ‘non si sente di criminalizzare chi, in un momento di crisi come questo, viola la legge assicurando, però, lavoro, a patto che non si speculi sulla vita delle persone’, sono assolutamente inopportune – prosegue Zazzera – considerato che di fronte alla tragedia bisogna trovare cause e responsabili. Quanto accaduto ieri non è statauna fatalità, perché chi non ha messo in sicurezza lo stabile ha un nome e un cognome. La responsabilità è degli organi di controllo, sia quelli che non hanno agito tempestivamente sull’edificio, sia quelli che non sono intervenuti di fronte ad una azienda fantasma che sfruttava lavoratori a nero. È lo spaccato di un mezzogiorno in cui l’assenza di legalità toglie dignità ai cittadini. Io conosco personalmente il sindaco Maffei – conclude Zazzera – e sono convito che la sua dichiarazione rappresenta uno scivolone”.

    viaCROLLO BARLETTA: ZAZZERA (IDV), INOPPORTUNE DICHIARAZIONI SINDACO – AgenParl – Agenzia Parlamentare per l’informazione politica ed economica.



  • Sempre peggio

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    Io quando leggo articoli come quello del Il Fatto Quotidiano di oggi sento salire la pressione, sento la giugulare ingrossarsi e non posso fare a meno di arrabbiarmi. A me sembra veramente impossibile che, con tutti i problemi che ha il nostro paese, con le tante cose che andrebbero fatte (dalla riforma della sanità a quella delle pensioni, dalle liberalizzazioni alle infrastrutture informatiche solo per citare le prime che mi vengono in mente a quest’ora) i nostri trovino il tempo da dedicare a leggi evidentemente rivolte a favorire loro stessi trovando anche il modo di limitare la libertà di espressione e di stampa.
    Siti come wikipedia sostengono che potrebbero essere costretti a chiudere, i blogger dovranno controllare di continuo l’email per vedere se qualcuno ha chiesto di scrivere una rettifica, le richieste di rettifica saranno (se ho capito bene) fatti senza necessità di far intervenire la magistratura ma allora ha ragione Luca De Biase qui ci scappa la rivoluzione.
    Beh, anche per stasera lo sfogo sgrammaticato è servito.



  • openbologna | Il progetto per la città digitale di domani

    Ripubblico, nella sua interezza, l’appello rivolto ai candidati sindaci di Bologna per poterlo ricordare e riusare alla prima occasione.

     

    Questo appello è rivolto a tutti i candidati sindaco di Bologna. E’ possibile firmare e sostenere l’appello scrivendo una email a
    openbologna [at] gmail.com

     

    Cari Candidati a Sindaco di Bologna,

    Viviamo in un’epoca in cui si intrecciano profonde trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche dagli esiti non del tutto prevedibili, e in questo intreccio Internet viene riconosciuto tra i diritti di cittadinanza e attraversa la normativa fino al Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD).

    Abbiamo oggi l’occasione di creare un nuovo modello di governance con le persone e con la Rete anche attraverso le concrete opportunità di partecipazione ai processi decisionali offerte dalla tecnologia, in modo da valorizzare l’intelligenza collettiva e diffusa tipica della Rete.

    Con questo appello vogliamo lanciare una sfida ai candidati:

    Chi di voi condivide, accoglie e sottoscrive un accordo per rendere Bologna una città aperta, trasparente e partecipata?

    Per fare questo, è necessario che una Pubblica Amministrazione guidata da politici lungimiranti si dichiari in favore dell’Open government (si veda il manifesto in 10 punti) e si riorganizzi per realizzare il suo coraggioso programma.

    Il punto centrale è la messa a disposizione dei dati pubblici che sono un patrimonio costruito con denaro di tutti: la PA deve creare il dato, il resto del mondo ci crea valore per usi diversi a vantaggio della collettività. Il Codice della Amministrazione Digitale 2010 parla di dati “raccolti, conservati, resi disponibili e accessibili con l’uso delle Ict che ne consentano la fruizione e riutilizzazione”.

    La trasparenza, l’accessibilità e il riuso dei dati pubblici sono condizioni e grande opportunità per aumentare l’efficienza amministrativa e l’innovazione socio-economica, per accrescere la partecipazione degli individui e la fiducia reciproca e nelle istituzioni.

    L’Amministrazione comunale può così aprirsi ad un nuovo percorso che:

    – coinvolga alla pari cittadini, associazioni, imprese e altri enti pubblici nei processi decisionali, costruendo un rinnovato rapporto di fiducia e credibilità anche attraverso la pubblicazione dei dati aperti online;
    – incentivi la partecipazione dei cittadini come leva del cambiamento attraverso la maggior conoscenza dell’azione del governo locale e la co-progettazione della città del futuro
    – offra a soggetti terzi (imprese, università, scuola e mondo del volontariato) opportunità per ripensare in modo strategico e sussidiario a servizi e attività produttive sul territorio, dando impulso allo sviluppo di conoscenze e competenze.

    L’Open Government rappresenta il primo importante tassello all’interno di un’Agenda digitale locale, che ben si integra nella Digital Agenda europea.

    Chi di voi si impegna a contribuire fattivamente alla progettazione di OPENBologna a cominciare dall’inserire questo tema nel Programma di Mandato?

    Tutti i cittadini sapranno apprezzare un impegno concreto in tal senso, anche per le ricadute sociali, culturali ed economiche nella vita quotidiana.

    OpenBologna: il progetto per la città di domani



  • Internet secondo Telecom | Guido Scorza | Il Fatto Quotidiano

    Ammettiamo per un attimo che abbia ragione Bernadé, che i numeri siano dalla sua, la conclusione la dice lunga su come si continui a pensare alle persone connesse alla rete come utenti o peggio spettatori.

    La conclusione di Guido Scorza però proprio non mi piace: non possiamo stare a vedere.

    Se l’infrastruttura di connettività italiana è al collasso è tutta [o quasi, ndr] colpa “dell’immensa crescita del traffico video, in particolare di quello peer-to-peer, che è scaricato illegalmente soprattutto dalle generazioni più giovani”.

    E’ questa la posizione che Franco Bernabé, ex ad di Telecom Italia, oggi presidente dell’ex monopolista delle telecomunicazioni ha rappresentato nel corso dell’audizione dello scorso sette aprile dinanzi all’ottava commissione del Senato della Repubblica.

    Bernabé ha poi aggiunto “Giusto per darvi alcuni riferimenti numerici, sulla nostra rete circa il 70 per cento del traffico è video, di cui il 50 per cento è peer-to-peer e viene fatto da due applicativi, eMule e BitTorrent, che servono esclusivamente per scaricare illegalmente film dalla rete; un’altra componente è rappresentata da YouTube; un’altra, che non vorrei citare, è quella dei video a luci rosse e poi ci sono altri tipi di file video che saturano una quantità rilevantissima della rete.

    Ed ecco il rimedio proposto da Bernabè per abbattere – o almeno limitare – il digital divide e dare una bella spinta alla domanda di risorse di connettività: utilizzare l’infrastruttura di Telecom [ormai al collasso, ndr] per far entrare nelle case degli italiani, attraverso le connect tv, con internet on board, i soli canali prodotti dalla Rai e/o da Mediaset.

    L’idea è semplice e perversa ad un tempo. Si vorrebbe trasformare Internet in una grande TV.

    Ma se la televisione di oggi sbarca anche in Rete, che fine farà l’universo degli attuali fornitori di contenuti?

    L’accesso ad un contenuto prodotto da Rai o Mediaset sarà davvero raggiungibile senza alcun privilegio rispetto a quello prodotto da un qualsiasi altro utente?

    Non resta che stare a guardare.

    viaInternet secondo Telecom | Guido Scorza | Il Fatto Quotidiano.



  • L’Information Technology cresce nel mondo ma non in Italia. Assinform chiede maggiore impegno alla politica

    In Italia l’innovazione tecnologica continua purtroppo a rimanere un fenomeno troppo limitato e sottovalutato in ambito politico e nei circoli decisionali e, perciò, incapace di funzionare, come avviene nei principali paesi, da leva strategica di crescita e produttività delle imprese, di efficienza e razionalizzazione della spesa pubblica.

    Per crescere, ha commentato Angelucci, bisogna valorizzare il ruolo dell’innovazione, puntando a utilizzare l’Ict come fattore di accelerazione dei processi di sviluppo e modernizzazione, così come indica l’Agenda digitale europea.

    viaL’Information Technology cresce nel mondo ma non in Italia. Assinform chiede maggiore impegno alla politica.



  • Lavoce.info – ARTICOLI – AMMINISTRAZIONE DIGITALE: NUOVE IDEE, VIZI ANTICHI

    AMMINISTRAZIONE DIGITALE: NUOVE IDEE, VIZI ANTICHI

    di Claudio Russo 04.03.2011

    Il nuovo codice dell’amministrazione digitale approvato alla fine del 2010 rischia di replicare alcuni dei difetti tipici della nostra pubblica amministrazione: prescrizioni generiche e sanzioni aleatorie, assenza di standard e di incentivi nei confronti degli enti virtuosi, mancanza di una strategia di accompagnamento soprattutto verso i comuni minori. Peccato, perché il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenta sicuramente una opportunità per tutta la Pa e un traino per l’intero sistema paese.

    Con il decreto legislativo 235/2010 il governo, alla fine dello scorso anno, ha dato il via libera al nuovo codice dell’amministrazione digitale (Cad). Secondo il ministero, la necessità di una nuova normativa – che segue e aggiorna il vecchio codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82) – deriva sia dall’evoluzione delle tecnologie informatiche sia dai contenuti della “riforma Brunetta” (decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150) e dai suoi principi ispiratori: meritocrazia, premialità, trasparenza e responsabilizzazione dei dirigenti nella Pa. Come spiegano dallo stesso ministero, “i cittadini e le imprese richiedono mezzi più snelli, rapidi e meno costosi per comunicare con le pubbliche amministrazioni”, senza dimenticare che “è necessario mettere a disposizione delle amministrazioni e dei pubblici dipendenti strumenti (soprattutto digitali) in grado di incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’intero sistema pubblico”. (1)

    DALLA CARTA AL DIGITALE

    Le intenzioni del nuovo codice sono del tutto condivisibili: le amministrazioni pubbliche – tutte – sono chiamate ad adeguarsi ai nuovi registri tecnologici rispettando indicazioni temporali precise. Vediamole: entro tre mesi le pubbliche amministrazioni dovranno utilizzare la posta elettronica certificata (Pec) o altre soluzioni tecnologiche per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna; entro quattro mesi, dovranno individuare un unico ufficio responsabile dell’attività Ict; entro sei mesi le Pa centrali pubblicheranno sui propri siti istituzionali i bandi di concorso; entro dodici mesi saranno emanate le regole tecniche che daranno piena validità alle copie cartacee e, soprattutto, a quelle digitali dei documenti informatici. Un passaggio dalla carta al digitale in pochissimi mesi, dunque. Tanto più che, una volta che il sistema sarà entrato a regime, le pubbliche amministrazioni non potranno richiedere l’uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati sui propri siti istituzionali e il cittadino fornirà loro i propri dati una sola volta attraverso gli strumenti informatici. Sarà poi compito delle amministrazioni in possesso dei dati assicurare, tramite convenzioni, l’accessibilità delle informazioni alle altre richiedenti.
    Sicuro sarebbe il risparmio e particolarmente decisivo in un contesto di crisi globale e ristrettezze economiche. Per citare uno studiopubblicato dalla Regione Lombardia, una specifica analisi svolta su un comune campione di 35mila abitanti ha evidenziato una spesa annua per le comunicazioni verso la sola pubblica amministrazione di oltre 35mila euro, a fronte di una spesa stimata in 50 euro annui se queste comunicazioni fossero gestite a mezzo Pec. (2)Milioni di euro potrebbero essere investiti in altro modo.

    I LIMITI DEL NUOVO CODICE

    Nell’elaborazione del nuovo documento, però, sembrano mancare alcuni elementi di importanza non secondaria: non è prevista alcuna autorità incaricata di controllare che i tempi e soprattutto i contenuti minimi previsti dalla legge vengano rispettati. E non è contemplata alcuna sanzione verso gli enti che non rispettino le prescrizioni del decreto. Limiti a cui il recente decreto legislativo, discusso dal Consiglio dei ministri il 21 gennaio 2011, non ha posto rimedio, scegliendo, anzi, di attenuare ulteriormente gli obblighi di accountability in capo ai dirigenti pubblici.
    Che cosa accadrà se un comune, una provincia o un altro ente non rispetteranno le scadenze per le attività indicate nel Cad? In queste condizioni, è lecito dubitare che le intenzioni possano tradursi in risultati efficaci. Una sanzione avrebbe dato maggiori garanzie di un impegno serio nella direzione dell’innovazione. Meglio ancora sarebbe stata l’introduzione di un sistema di premi e incentivi per gli enti virtuosi.
    In fondo, era già accaduto che prescrizioni come queste rimanessero lettera morta. Nel Cad si prevede che “le pubbliche amministrazioni utilizzeranno soltanto la posta elettronica certificata per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna ai soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo”. (3)L’espressione: “soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo” lascia però perplessi. Si tenga presente, infatti, che il nuovo Cad è posteriore al decreto del 29 novembre 2008, n. 185, che già da tempo aveva stabilito l’obbligo, per le società di capitali, per le società di persone e per i professionisti iscritti in albi o elenchi e per le pubbliche amministrazioni, di dotarsi di una casella di Pec. Che fine ha fatto questa previsione?
    Il caso riportato rappresenta uno solo degli esempi che si potrebbero citare per sottolineare la ridondanza del nuovo codice. Scorrendone il testo, infatti, ci si imbatte nella ripetizione di indicazioni e scadenze già introdotte da decreti e norme precedenti, che si collocano temporalmente tra il vecchio e il nuovo codice, e di cui il caso della Pec costituisce solo una delle incongruenze riscontrabili. Un altro aspetto che non viene approfondito è l’individuazione di linee guida per tutti i soggetti citati nel Cad, definite come “regole tecniche”. Più che di “regole”, servirebbero indicazioni operative chiare e comuni in grado di orientare ciascun ente verso il conseguimento dei risultati fissati entro le scadenze indicate. Nella stessa esigenza di concretezza si colloca la necessità, elusa dal codice, di formalizzare una governance condivisa, che supporti, in modo particolare, i comuni più piccoli, al fine di ridurre il digitaldivide fra enti di diversa dimensione. Si tratta di un problema tutt’altro che trascurabile, soprattutto alla luce delle attuali ristrettezze della finanza locale, se si pensa che i comuni con meno di 5mila abitanti, quelli che solitamente vengono definiti come “piccoli”, sono 5.962, 1.091 dei quali nella sola Lombardia.
    Si tratta di criticità importanti, all’interno di un documento che avrebbe potuto realmente consentire un giro di boa per la Pa italiana e l’intero sistema dei suoi stakeholder, ma che rischia invece, alla stregua dei documenti che l’hanno preceduto, di restare lettera morta, rendendo necessaria l’elaborazione, a distanza magari di pochi anni, di un nuova normativa in grado di traghettare la pubblica amministrazione verso un reale rinnovamento. Del resto, lo stesso Renato Brunetta, lo scorso 20 gennaio, a margine di un accordo tra il ministero e la Regione Emilia Romagna, aveva ammesso la necessità di apportare alcune correzioni al nuovo codice. A un mese dal suo varo.
    (1)http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/Codice_amministrazione_digitale/Nuovo_CAD.ppt

    (2)http://www.semplificazione.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=DG_01%2FDetail&cid=1213388324692&packedargs=NoSlotForSitePlan%3Dtrue%26menu-to-render%3D1213388303470&pagename=DG_01Wrapper

    (3)http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/Codice_amministrazione_digitale/Nuovo_CAD.ppt

     

    Lavoce.info – ARTICOLI – AMMINISTRAZIONE DIGITALE: NUOVE IDEE, VIZI ANTICHI.